Descrizione
Il libro descrive una novantina di ricette ampezzane, a testimonianza e documentazione di cibi perduti, che esprimono i sapori di un paesaggio montano ricco di erbe odorose frutti di bosco e mandrie pascolanti sul verde tappeto erboso.
Un aspetto, quello di Rachele Padovan, di grande fierezza e nobiltà, che incuteva soggezione… Una volta entrati in sintonia si scopriva la dolcezza intrisa di sicurezza e austerità; una donna colta, dotata di un linguaggio sintetico e divertente. Quanti personaggi del mondo culturale hanno fatto parte della sua agape! Da Filippo De Pisis, a Goffredo Parise, da Andrea Zanzotto a Mario Luzi.
Lo stesso Gualtiero Marchesi, incuriosito dalla fama di Rachele, chiese di essere ammesso alla grande cucina-salotto, arredata con utensili in rame, pendagli di agli, trecce di peperoncino e pomodorini, adornanti il focolare rialzato in prossimità della classica stube. Anche Riccardo Muti nelle sue brevi soste ampezzane rifocillava lo spirito e il corpo al suo desco.
– Angelo Valentini (2013)
La cucina ampezzana diverrà, ce lo auguriamo con tutto il cuore, una specie di coscienza alimentare, per ritrovare i rapporti più diretti con ciò che producono i declivi erbosi, i boschi e i campicelli: dolcezza di crema e profumi di lamponi, di fragole e di mirtilli, e tante cose buone per comporre un cibo in cui la realtà viene trasfigurata in poesia per le papille gustative.
– Giuseppe Maffioli
Rachele Padovan (1916-1999) è sempre vissuta a Cortina d’Ampezzo, dove era nata, e per lunghi anni ha lavorato la terra come i suoi genitori. È poi passata dall’attività agricola a quella turistica, cominciando a fare qualche cena e a ospitare personaggi come Giovanni Comisso, Filippo De Pisis, Goffredo Parise, Andrea Zanzotto, Mario Luzi, Neri Pozza e altri, così che la sua casa è diventata a poco a poco un punto d’incontro di un mondo di cultura e di arte.
È stata una leggenda per chi ha passato buona parte della propria vita a Cortina. Rachele ha riempito i cuori di un grande numero di scrittori perché, stare da lei, voleva dire stare in cucina, poiché l’ospitalità di Rachele era di ricevere gli amici in quella grande stanza con la stufa, il tavolo, le provviste, le due grandi finestre che danno sulla valle. Sopra il grande tavolo senza tovaglia stavano peperoni, aglio, fichi secchi, grappoli di uva secca e di datteri: la sua visione della vita è stata molto terrena, come terrena era stata la sua vita di illustre contadina ampezzana.



